Sempre e per sempre

Eccoci qui, dopo quasi otto anni insieme, ad affrontare l’esame di licenza media.
Sembra ieri che sei entrato, sparato come una palla di fucile, nello stanzone illuminato da tristi neon, al sesto piano di un palazzo triste, posto da qualche parte in una triste città di quattordici milioni di abitanti.
Di Guangzhou, ricordo la pioggia, l’umidità, il caldo soffocante a qualsiasi ora del giorno e della notte e il grigio da ogni parte: nel cielo, sui palazzi, sulle facce delle persone, sul fiume di macchine, in colonna per quattro, o per sei, sempre a trenta all’ora, con la tristezza di chi sa che alla prima trasgressione ravvisata da uno dei molti corpi di polizia che pattugliano tutte le strade, pronti ad arrestare chiunque, senza fare complimenti, sarà galera.
Mi piacerebbe che qualcuno di quelli che all’urlo “Ordine e disciplina”, mette la croce sulla fiamma, o su uno zotico e sbiadito Alberto da Giussano, restasse per qualche mezza ora in balia di queste persone in divisa che pattugliano le strade con il mitra spianato.
Da quel pomeriggio, iniziato in quel salone triste come una sala da ballo di periferia e finito fra le urla e i pianti della stanza di hotel, ne abbiamo fatta di strada, prima con la convinzione di recuperare il tempo perduto, ora con lo sguardo su una realtà che non è quella che immaginavo quando più di dodici anni fa cominciammo la strada che ci avrebbe portato a queste giornate calde e faticose.

Per te, niente Napoleone, niente radici quadrate. Un esame ricamato su di te, sulle tue sinapsi un po’ aggrovigliate, apposta da una Stella che abbiamo avuto la fortuna di incontrare sulla nostra strada. Tre anni di medie e due insegnanti di sostegno arrivate da regioni del sud con il loro calore, oppure direttamente dal cielo, almeno stando ai nomi: Angelica e Stella. Dopo il patimento delle elementari, ci siamo dovuti abituare a insegnanti che sapessero prenderti per il verso giusto, venendoti incontro e accompagnandoti in questo difficile periodo. Eh sì che le difficoltà non sono mancate. L’età ha accentuato i tuoi problemi, oltre alla tua mandibola. Memoria quasi inesistente, una terribile voglia di fare dispetti, di compiere ogni gesto che passa per i tuoi strani neuroni, senza mettere in conto le conseguenze. E quelle mani che, sollecitate da una pubertà scoppiata come un soffione in mezzo al vento, cercano di toccare donne e ragazze.

Da Angelica e Stella, gli avvertimenti, ma soprattutto incoraggiamento, complimenti, disponibilità e tanta sensibilità da riempire uno stadio.

E finalmente domani, esporrai ai tuoi professori la relazione che ti ha fatto preparare Stella e che hai completato con noi in queste giornate di caldo, stanchezza e calcio alla televisione. Porterai il tuo treno di cartone su cui otto anni fa hai caricato sogni e tante paure per un viaggio verso un mondo lontano in compagnia di due sconosciuti che ti han detto di chiamarsi “Mamma e Papà”.

Lascerai la tua classe senza nemmeno tanti ripianti. In tre anni, nessuno dei tuoi compagni è venuto a chiamarti per fare una passeggiata, mangiare un gelato, andare a giocare. Ti hanno guardato dall’alto in basso quando ti sei presentato con la maglietta degli Insuperabili, dicendo, orgoglioso, che giochi a calcio in quella squadra. Per te, il tuo mondo, per loro, la squadra degli handicappati.

Noi lasceremo questa classe con un gran sospiro di sollievo. Nessun genitore dei tuoi compagni ha ritenuto opportuno darci il suo numero di telefono. Siamo sempre stati vissuti come quelli che “il figlio ha il suo insegnante personale”.
Lasceremo questa scuola con il gran rimpianto di aver conosciuto Stella e Angelica solo in questi ultimi anni. Se il bestiario che si è susseguito durante le elementari nel “sostegno” avesse avuto solo un po’ della loro preparazione, sensibilità, empatia ed entusiasmo, forse avremmo potuto cambiare qualche virgola alla storia e saremmo riusciti a scriverla più su tua misura.

E allora Shahao, domani vai tranquillo con il tuo solito sorriso a fare questo esame e a discutere la tua relazione. Il tuo viaggio è stato lungo, tortuoso e faticoso. Non vivessimo in questa merda di mondo in cui i bambini vengono fatti impunemente a pezzi dalle bombe in nome di dio, direi che non è giusto che un bambino di 7 anni subisca quello che hai subito te.

Per me è già un traguardo che tu abbia raggiunto questo esame, vincendo difficoltá, paure tue e diffidenze degli altri. Ti guardavo questa mattina con la coda dell’occhio. Io a lavorare sui miei function point e tu a leggere una pagina della relazione, nasconderla per poi provare a ripeterla. Proprio guardandoti ho capito che anche a quasi sessant’anni ci si può far travolgere da tenerezza, amore e orgoglio, guardando il proprio figlio. Ed è bellissimo.

“…tu,
ricordati,
dovunque sei,
se mi cercherai.
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai.”

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