Parlami di te bella signora

Due anni fa, in primavera. Non ricordo bene il momento, ma ad un certo punto, mi sono accorto di averla accanto.

Anche quando credevo di essere da solo, la bella signora era là, ai piedi del letto la sera, seduta al tavolo durante il lavoro, nel sedile posteriore della macchina quando ero in giro. Da quei giorni, mi ha abbandonato solo per brevi periodi, ritornando più decisa e consolatoria di prima.

Non chiede mai nulla. Non mi parla e nemmeno mi guarda troppo a lungo. Dopo ogni incontro con lei, mi manca sempre qualcosa. Me la sfila senza che me ne accorga, approfittando del conforto, della sicurezza che mi danno i suoi abbracci.

È sparito l’entusiasmo nelle cose che mi sono sempre piaciute: ascoltare musica, leggere, scrivere, correre, stare insieme alle persone.
Un’altra volta mi è sparita tutta l’energia. Quella che mettevo nelle mie giornate, nel lavoro, in casa, in cucina.
La sicurezza. Non è che ne avessi molta, ma l’ho cercata e non c’ era più. Il lavoro, gli impegni che Shahao ti mette di fronte tutti i giorni, di un botto mi sono sembrate montagne da scalare in infradito.
Poi mi sono accorto di non avere più il sorriso. Non riesco più a sorridere. Da un giorno all’altro, la leggerezza, l’allegria nel fare i conti con le giornate sono sparite. Andate chissà dove.

Mi sono guardato allo specchio e il ragazzo dei tanti viaggi per il mondo, l’uomo che era andato in Cina a prendere suo figlio, è diventato un vecchio. I capelli bianchi, gli occhi stanchi, arrossati, circondati di rughe, il faccione sformato dal peso, la pancia prominente.
Sono diventato la caricatura di quello che ero.

Lei, la bella signora, ogni tanto compare. Ammicca. Compiacente e sensuale, consapevole di essere per me un riparo doloroso, ma sicuro. Resto in guardia. Le sono rimaste poche cose da rubarmi.

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