E’ inutile. Non ce la possono proprio fare. Pensi a Philip Roth, a Paul Aster. a Edgar Lee Master, “La pastorale americana”, “La trilogia di New York”, “Antologia di Spoon River”. Pensi alle ballate di Bob Dylan, al rock del Boss, alla poesia di Paul Simon e ti dici che una società in grado di produrre tanta cultura deve essere ammirata e posta su di un piede stallo. Poi esci dalla metro di Chicago, cartina in una mano, cellulare nell’altra, ti si avvicina una persona che ti chiede se sei in difficoltà, ti spiega la strada e poi conclude con: “visto che ti ho aiutato, adesso dammi qualche dollaro”. E tu capisci che non ce la possono proprio fare. Che a te mai verrebbe in mente di chiedere dei soldi dopo aver aiutato qualcuno. Che sia un crocefisso, od una banconota, la religione è sempre deleteria alla vita delle persone.
Il viaggio è andato bene. Abbiamo tradito i salvatori dell’Alitalia, i Capitani Coraggiosi, come li avevano chiamati e ci siamo rivolti a Lufhtansa, preferendo Monaco di Baviera a Fiumicino, e mamma Lufthansa ci ha accompagnato fino a qui in perfetto orario, nutrendoci, dissetandoci e dichiarando guerra a Chicago. Per lo meno così poteva essere inteso l’annuncio di arrivo a Chicago da parte della hostess. Restano sempre un gran peso i controlli di sicurezza, minuziosi e paranoici in Germania, con l’apertura di tutti i bagagli e gli astucci ed addirittura con lo scatto di una foto all’addetto come dimostrazione di funzionamento della macchina. Ah! scanning di tutto il corpo e palpeggiamento dell’orologio “Decathlon” e delle piante dei piedi.
A Chicago, a parte le impronte digitali di tutte le dita delle mani, la fotografia dell’iride, una dichiarazione fatta da casa ed una fatta in volo, non hanno fatto quasi nulla. Il poliziotto che ci ha dato il visto era perfino simpatico.
Lo sbarco dei bagagli è avvenuto nel tempo con cui a Torino Caselle ci si rende conto che è arrivato un aereo e secondo il vigente contratto nazionale, viene fatta la “Pimpiripettanusa pimpiripettapam” sul numero del nastro da attivare e su quello su cui verranno effettivamente poi scaricati i bagagli.
Comunque con cinque dollari la metropolitana ci ha portati dal terminal 2 dell’aeroporto, fino a alla stazione Clark Lake, a duecento metri dell’albergo.
Sistemati in camera, siamo andati a cercare una bottiglia d’acqua per la notte, trovandola in un “Seven Eleven” in una strada dietro all’albergo, sotto la sopraelevata che Jake ed Elwod in missione per conto di dio percorrono a tutta velocità sulla loro Blues-mobile, inseguiti da tutte le macchine della polizia dello stato.