E’ la canzone del viaggio “on the road” per eccellenza. E’ la canzone del profondo sud degli Stati Uniti. E’ la canzone dell’orgoglio dei “red necks”, dei sudisti. E’ diventata negli anni anche la canzone del mondo conservatore. Della destra. E’ una canzone con una grande storia alle spalle che nasce, in anni particolari, come una risposta all’invettiva contro il sud razzista e segregazionista di Neil Young contenuta nelle sue canzoni “Southern Man” e |”Alabama”.
I Lynyrd Skynyrd sono il gruppo manifesto del “Southern Rock”. Nati a Jacksonville in Florida a metà degli anni ’60, i Lynyrd Skynyrd sono quasi una comune rock che fra fiumi di alcool e stupefacenti, introducono nel loro rock tematiche country e folk. Si dichiarano apolitici e fieramente antisegregazionisti. Per questo, quando Neil Young canta la sua invettiva, Ronnie Van Zant vuole rispondergli cantando sfacciatamente il suo orgoglio di uomo del sud.
La canzone è straordinaria. Uno dei riff più riusciti e copiati della storia del rock. Merito delle tre chitarre che si inseguono e si sfidano quasi a duello, mentre in sottofondo si sente Ronnie che chiede al tecnico del suono di alzargli il volume in cuffia. E quindi l’assolo del pianoforte di Bill Powell e le coriste che entrano. Tutto assolutamente perfetto.
E poi loro, “The Lynyrd Skynyrd”, che con quel profilo così progressista, dedicano una strofa quasi d’amore al governatore canaglia dell’Alabama George Wallace ed al Watergate.
Sweet home Alabama diventa un successo enorme. I Lynyrd Skynyrd uno dei gruppi più famosi e richiesti degli States. E’ il 1974 e loro non sono più il gruppo che apriva la tournè americana degli Who, ma un vero e proprio fenomeno musicale. Il loro disco uno dei più venduti. Non così quello successivo, un lavoro stanco e ripetitivo che risente della defezione della chitarra di Ed King. Ronnie e gli altri si mettono subito alla ricerca di nuove sonorità, ed il lavoro successivo”Street Survivor”, che viene pubblicato il 17 ottobre del ’77, entra direttamente ai primi posti delle classifiche.
Tre giorni dopo, il 20 ottobre, la band viene coinvolta in un terribile incidente aereo . Ronnie Van Zant, Steve e Cassie Gaines ed il road manager muoiono sul colpo. Gli altri membri del gruppo rimangono feriti in maniera molto grave. Alcuni con conseguenze permanenti.
La leggenda dei Lynyrd Skynyrd finisce quel giorno. Rinasce il nome alla fine degli anni ’80, quando Johnny Van Zan, fratello di Ronnie, raduna alcuni superstiti e prova a ripartire. Fra una traversia e l’altra, il gruppo continua ancora oggi ad andare in giro per il mondo, con il solo Rossington a fare da unione con il passato. Ma è davvero un altra storia, con il gruppo questa volta schierato apertamente con la destra ed il mondo americano più conservatore.
Oggi l’Alabama la attraverseremo proprio tutta. Partiremo dalla Lousiana, toccheremo una parte del Mississippi, tutta l’Alabama per finire poi a Nashville, capitale del Tennessee. Ci aspettano più di sette ore di highway.
E’ anche il giorno in cui cominciamo il nostro viaggio di ritorno. Sulle highway americane, cominciamo a tornare verso nord, puntando prima su Nashville e poi su Chicago dove, tra pochi giorni, ci aspetta l’aereo verso casa.
In queste settimane abbiamo imparato a viaggiare senza disfare eccessivamente il bagaglio. Ci basta sempre molto poco a rifare le valige e rimettere dentro tutto. parte del contenuto si è trasferito dentro i sacchetti della roba da lavare, ma ricompattare le nostre cose e chiudere le lampo non è un’impresa lunga.
A colazione oggi troviamo proprio tutti. La coppia un po’ più anziana, quella più giovane del Connecticut ed anche la coppia di colore. Ci salutiamo dopo l’ennesima buona e curata colazione. In questo B&B, così come negli altri, hanno sempre tenuto in considerazione la scelta di Cinzia di essere vegetariana e le hanno sempre proposto la variante “veggie” al mentù degli altri.
Per la prima volta da quando siamo a New Orleans la giornata ci accoglie con il sole ed il cielo terso. Caricate le valige sulla Chevrolet, chiediamo al Google maps del telefono che strada prendere, quindi, in breve, ci troviamo immersi nelle highway di New Orleans. Sappiamo che sarà lunga. Sappiamo che sarà molto noiosa. Sappiamo che non abbiamo alternative visto che a Nashville ci aspettano ad un B&B ad un’ora ben precisa e quindi eventuali deviazioni sulle strade interstatali sono da evitare.
Guidare sulle highway non è pesante. la velocità è ridotta rispetto alle autostrade europee ed il timore di essere pizzicati in eccesso di velocità dalla polizia delle diverse contee, ti aiuta a tenere il piede leggero sull’acceleratore. La via più facile è imitare chi ti circonda. Non è mai bello, intelligente e profondo, ma è poco faticoso. Quando chi ti circonda “va a codice”, ci vai anche tu. Quando gli altri badano molto al limite di velocità, anche tu premi un po’ di più sul pedale. Che poi si parla di 70 miglia all’ora di limite, circa 115 km/h e della folle trasgressione di 80 miglia all’ora (126 km/h) nei momenti lisergici. La circolazione è per corsie parallele. Ci troviamo quindi in una Via Pietro Cossa lunga più di 500 chilometri. Tutta dritta, spesso circondata da boschi ed alberi per nascondere l’asfalto all’esterno. Attorno ci sono branchi di enormi suv. Il nostro, che ci han fatto passare come “mid-suv”, nelle strade di Torino si farebbe notare per la sua grandezza. Qui, fa la figura di una Panda in mezzo a dei fuoristrada Toyota. E poi i camion. Li vedi e ti viene in mente il cinema. Raramente “Duel” di Spielberg, ma solo perchè gli autotreni americani sono tutti cromatissimi, lucidissimi e perfetti. Molto più spesso “Convoy, trincea di asfalto” di Sam Peckinpah. Sono enormi, colorati. Spesso delle vere e proprie opere d’arte. Il loro limite di velocità è identico a quello delle automobili, per cui sfrecciano superandoti a sinistra ed a destra, non appena il cambio automatico della macchina perde un colpo. Farsi così tanti chilometri in questo ambiente rimane però una gran noia. Accendiamo la radio cercando qualche stazione di musica blues, o country per entrare nel “mood”. Ti accompagnano per qualche tempo, magari per qualche ora, e poi ti abbandonano di nuovo all’asfalto. L’amico “Google” ci dice di andare dritti per 345 miglia fino a Birmingham, la capitale dell’Alabama e poi di prendere la 65 North per Nashville. Sempre dritti. Noia ed un po’ di nostalgia, perchè fino ad ora la nostra direzione era sempre stata “south”. Anche la tecnologia adesso ci dice che abbiamo cominciato il viaggio di ritorno.
Arriviamo a Birmingham verso le due. La giornata è diventata grigia e cade anche qualche goccia di pioggia quando cominciamo a districarci nelle highway della città. La bretella di collegamento più diretta fra la 20 che stiamo percorrendo e la 65 è chiusa e siamo costretti a percorrere una specie di raccordo anulare per raggiungere la nuova autostrada, che dovremo poi percorrere per 350 chilometri circa, prima di arrivare.
Ci fermiamo a mangiare subito dopo Birmingham, puntando il solito Subway che ci garantisce almeno un’insalata con l’olio d’oliva, per poi ripartire immediatamente dopo. Man mano che risaliamo verso Nashville, il sole ed il cielo azzurro tornano a farci compagnia insieme ad alcuni cantieri stradali che ci immobilizzano per un’ora buona, non appena entrati in Tennessee. Più ci avviciniamo a Nashville, più il traffico è intenso. Soprattutto gli autotreni sembrano andare in una vera e propria processione. A pochi chilometri dalla città le corsie della highway cominciano a moltiplicarsi e la compagnia di google maps diventa indispensabile per non perdersi fra le innumerevoli deviazioni ed uscite. Nella direzione opposta un cantiere ha provocato una fila chilometrica di macchine e camion in uscita dalla città. Sono migliaia le macchine ferme sotto il sole. Probabilmente lo resteranno per ore, prima che si smaltisca la coda. Speriamo che dopo domani in direzione nord il dio dei cantieri ci doni la grazia di prendersi una giornata di vacanza, altrimenti la strada per Chicago sarà ancora più lunga dei molti chilometri che dovremo comunque percorrere.
I nostri pensieri ci accompagnano fuori dall’autostrada e, presi per mano dalle mappe di Google, ci troviamo di fronte al B&B sorprendentemente in orario. Durante il viaggio avevamo potuto informare tramite email il B&B dell’ora del nostro arrivo e delle varie vicissitudini. Ci siamo resi ben presto conto in questi giorni, di come il modo di viaggiare sia profondamente cambiato in così pochi anni. Dodici anni fa, durante il nostro primo viaggio sulle strade degli Stati Uniti, non avevamo nemmeno portato via i telefoni cellulari. Ci era già sembrato di fare l’investimento della vita nel comprare il Nokia ed il Motorola, ma i telefoni dual band e le telefonate all’estero erano al di fuori della nostra portata. Girammo l’ovest degli Stati Uniti con alcune cartine comprate in un distributore di benzina a Las Vegas, con il catalogo dei Motel 6, facendoci prenotare telefonicamente al mattino, la stanza della sera ed usando una carta prepagata per telefonare a casa. Quest’anno l’email ci ha tolto spesso di impiccio anche in strada, sms e whatsApp ci hanno tenuto in contatto, spesso in tempo reale, con famiglia ed amici; internet ci ha tenuto informati su quanto stava capitando in Italia e nel mondo.
Il 12 South Inn Suites è davvero un bel posto. E’ una villetta posta in un quartiere residenziale di Nashville immerso nel verde. Qualche piccola collina e strade su cui si affacciano villette di legno molto curate. Tutte con il giardino perfettamente rasato, tutte con il portico con sedie, tavolo e dondolo di ordinanza, tutte complete dei giochi dei bambini sparsi in giro, tutte rigorosamente senza un muro, un cancello, una protezione, una divisione fra il giardino e la strada, o fra l’una e l’altra proprietà. John, con cui abbiamo tenuto i rapporti tramite email, ci accoglie simpatico e disponibile davanti alla villetta. avremo un ingresso privato, un nostro portico ed all’interno tanto spazio a disposizione. Per i due giorni non verrà nessuno nel nostro miniappartamento, ma il frigo è pieno di roba da mangiare e da bere. In una tortiera ci sono dolci per tre o quattro giorni. Saremo da soli. In un quaderno c’è l’elenco dei locali a disposizione. Sembra che le case siano poste in un villaggio isolato. In realtà a due isolati c’è la 10 Street, piena di negozi e locali in cui poter andare a mangiare e bere ed in cui fermano i bus che John ci consiglia di usare per andare a downtown, evitando così lo stress della macchina ed i parcheggi molto cari.
Scarichiamo la macchina, ci facciamo in fretta la doccia ed andiamo a mangiare. Fra i locali di cui ci ha parlato John, scegliamo un’hamburgeria a distanza pedonale. Il locale è strapieno, dentro e fuori. Così torniamo in stanza e prendiamo l’indirizzo di un ristorante cinese, anche questo raggiungibile a piedi. Camminiamo sul ciglio della strada fra le casette, i giardini, le cose lasciate nel buio. La luce, poca, è quella delle stelle e della luna. L’illuminazione pubblica è scarsa. Intorno a noi le lucciole. A casa le avevamo viste l’ultima volta anni fa, dietro casa di amici, nelle campagne. In città, in strade buie ed isolate, le lucciole che incotriamo di solito non sono leggere e tenui, come una capocchia di fiammifero nel buio, ma hanno tacco venti e microgonne appena adatte a coprire il pube. Mangiamo, come al solito bene, e poi torniamo in stanza, non prima di esserci fermati qualche minuto sotto il portico. La giornata alla guida è stata faticosa e domani sarà di fatto l’ultimo giorno di visita di una città, prima dell’ultimo trasferimento e poi del volo verso l’Europa.