All’inizio dell’estate del ’65 Bob Dylan ha quasi deciso di smettere di suonare.Mr Tambourine man non serve più. Molla la chitarra, l’armonica, le ballate ed il folk e scrive un lungo e convulso sfogo che lui stesso definisce “lungo getto di vomito di venti pagine”; da questo tira fuori “Like a Rolling Stone”, per prendere a martellate tutto quanto fatto da lui fino ad allora. Poi, scrivendo uno dei dischi più belli del secolo, descrive il suo viaggio sull’Highway 61 che, dal confine con il Canada, passando per Chicago, St Loius e Memphis, raggiunge New Orleans. Quindi attacca la spina, imbraccia la sua Stratocaster ed a colpi di chitarra elettrica rivoluziona il suo pubblico, il blues, la musica. Questo è Highway 61 Revisited.
Noi più modestamente sentivamo il desiderio di attaccare di nuovo la spina con il mondo. Quello che abbiamo intorno non ci piace molto. L’inglese è ormai il linguaggio internazionale per fare soldi. Anche le “troie di regime”, lo usano per selezionare le prostitute da mandare alle feste dei satrapi, così come i lavoratori da mandare in mezzo ad una strada. E allora? Il linguaggio che abbiamo scelto per questo viaggio è quello della musica. Il più semplice. Sette note. Ancora più semplice quello del Blues, composto da tre accordi.
Chicago, St Louis, Kansas City, Nashville, Memphis, New Orleans. Tutte queste città all’inizio dell’ottocento erano poco più che una stazione di posta con qualche casa intorno. Adesso trasudano di storia ed ogni angolo di strada, ogni locale può avere influenzato qualche momento della nostra vita attuale.
Cercheremo di annusare l’aria, di essere contaminati dai rumori e dalle note di questi luoghi. Perchè Ray Charles è “The Genius” a prescindere. Perchè Cab Calloway che canta “Minnie the Moocer” è un inno alla vita, perchè sognamo di girare l’angolo della strada e di trovare John Lee Hooker con i suoi occhiali scuri, la sua chitarra ed il suo talking blues. Perchè anche noi odiamo i nazisti dell’Illinois e perchè non ci fidiamo mai di quelli che dicono di aver visto “The Blues Brothers” e di essersi annoiati. Sono delle brutte persone di sicuro.
E poi perchè, in questi tempi infidi e bastardi, c’è bisogno di una bella iniezione di vita, di una dose da cavallo di libertà e di una gran immersione nella semplicità di sette note, tre accordi….
Anche lontano nel tempo, ho iniziato questa viaggio con te.
Accompagnato dalle sette note.
Anzi da una tonica, una sottodominante ed una dominante.
I tre accordi.
Un abbraccio
Il blues non ha spazio, non ha tempo.
Il blues è questione di anima.
E quindi quale migliore compagno di viaggio potevo chiedere?
Buon viaggio Amico mio.