
Ieri siamo andati in gita al lago Bringuez. Al mattino, abbiamo preso zaini, scarponi, bacchette, poi la macchina fino a Estoul. Quindi tre ore e mezza di camminata per andare, due ore e mezza per tornare al parcheggio. In mezzo più di novecento metri di dislivello sparsi fra andata e ritorno.
Era la terza camminata dell’estate. Parafrasando il Poeta, un’estate da dimenticare, un’ estate da non raccontare.
Ieri Shahao, così come nei tredici chilometri del Rou Cortod, o nell’ascesa ai 2700 dello Zerbion è stato perfetto. Non una lamentela, non un comportamento al di fuori del seminato. Ogni movimento effettuato in sicurezza, guardando sempre me e Cinzia.
Non sappiamo se la Salomon abbia fatto degli scarponi magici perché per tutto il resto dell’estate, il suo comportamento è rimasto un gradino sopra a quello che montessorianamente può essere definito quello dello stronzo.
Da giugno a fine agosto ha esibito tutto il suo repertorio, contribuendo a trasformare l’estate in un incubo, ogni giornata in una scalata in cui la massima soddisfazione è stata arrivare alla sera, contenendo i danni.
Proprio nel mese di agosto, sono stati sette anni dal nostro arrivo dalla Cina, sbarcando dal piccolo aereo che da Parigi ci portò a Torino con il nostro carico di bagagli, propositi e sogni. Mentre le compagnie aeree ci fecero trovare tutte le nostre valigie, le giornate e il tempo ci hanno fatto perdere tutto il resto.
Questa estate, altri pezzi di propositi e sogni si sono persi in qualche ora del giorno, o nelle notti in compagnia dello Xanax.
Ho provato a cercarli fra le lenzuola e i cuscini del divano, senza trovarli.