Voglio trovare un senso a questa vita

“Anche se questa vita un senso non ce l’ha”. Sembra una di quelle orribili e noiose partite a Monopoli che giocavo da ragazzino. Non ne ho mai finito una.
Nei momenti in cui ero più compreso nella parte, mi ritovavo senza soldi ed in balia degli avversari. Molto più spesso mi annoiavo a morte e mi autoeliminavo, restando poi distratto a guardare lo svolgimento della partita.

Mi ricordo ancora il sollievo quando i dadi mi facevano volare attraverso Parco della Vittoria e Viale dei Giardini senza che dovessi pagare nulla. Il viola di quei due talloncini incuteva rispetto e timore. Capitandoci sopra, i biglietti rossi da 50 non bastavano mai. Il sollievo durava poco. Qualche giro di dadi e mi sarei ritrovato nuovamente a dover sperare di saltarli.

Sono di nuovo ad un tiro di dadi dal Parco della Vittoria. L’altra sera ci siamo trovati con l’ansia per Guido, per il suo crollo delle ultime settimane dopo mesi di recupero, ed a piazzare il nastro adesivo sulla boccia della flebo per Trippy che girava ubriaca ed instabile per casa. L’orologio riportato indietro di un anno, come se le lotte, la fatica ed il dolore dell’anno appena passato, non ci fossero stati.

Trovare un senso a questo giorno della marmotta, in formato “de borgata” è difficile. Ci si sente criceti, messi ogni tanto su di una ruota da una mano sconosciuta. Si comincia a correre e talvolta ci si trova giù, senza sapere bene il perchè. Si riprende fiato e poi la stessa mano ci rimette dentro la stessa ruota, di nuovo a correre.

Più semplicemente un senso non c’è. E’ inutile cercare le ragioni razionali per cui i giorni si mettono in fila in questa maniera e che cosa porti poi questa sequenza di difficoltà, fatica ed ansia. Forse qualche meccanismo come la fede religiosa che porta a non farsi domande e ad accettare la vita così come è, potrebbe aiutare.

Certamente non farsi mai domande, non girare lo sguardo, fottersene del mondo sono tre condizioni essenziali.

L’unica risposta possibile è quella di Vasco: “Domani arriverà lo stesso”. Sentire il vento che ti accarezza la faccia, stringere gli occhi e pensare che il tempo non si ferma. Ci si troverà sotto lo stesso sole, oppure a guardare la stessa notte. Le cose ci avranno cambiato, avranno lasciato dei segni. Alcuni scompariranno , altri saranno per sempre parte di noi.

Meno razionalmente trovo il senso negli altri, nei loro pensieri, nei miei pensieri verso di loro. Nello sguardo, nelle parole e nelle mani di chi mi sta vicino, nelle parole di un amico lontano, nelle righe di un libro, nelle immagini di un film. Oppure in una canzone.

Sabato mattina mi è venuto in mente Vasco. Vasco Rossi. Non l’ho mai seguito particolarmente. Mi è sempre piaciuto il suo animo rock, il suo essere sempre e comunque dalla parte sbagliata, la sua voglia di sporcarsi. Ho cercato un suo concerto su Youtube, ho collegato il tablet allo stereo ed ho inondato la casa di rock.

E’ un concerto del 2008. Vasco, non ancora provato da malattie ed ospedali, era al massimo della forma. In uno stadio di Bologna strapieno ha riversato due ore e mezza di musica, energia, sentimenti, urla, lacrime. Ascoltando Sally ed “Un senso”, mentre mi si stringeva lo stomaco e guardavo il pubblico che ascoltava, cantava, urlava e piangeva, mi sono detto che, sì, questo poteva essere un senso.

Uno sguardo, una carezza, un abbraccio, una frase, due parole di una canzone, un accordo di chitarra. Non mi cambiano la vita, ma sono quella piccola fiamma in grado di darmi quel po’ di calore necessario per sopravvivere.

 

- / 5
Grazie per aver votato!