Kansas city

Riordinare le idee e trovare il tempo per dare loro forma non è facile. La sera si arriva sempre stanchi e gli occhi che si chiudono hanno la meglio su tutto. Tornerò su Chicago e su St Louis, ma mi scappa Kansas City, città aggiunta per ultima all’itinerario per tappare un buco di qualche giorno.
Ci ha accolto oggi con un caldo da spaccare in due. Il sole a picco sulle strade deserte, con poche macchine e nessun passante ci ha accompagnato nel tragitto verso l’albergo, lontano da Downtown, sulla Westport Road. Camera accogliente con la testiera a forma di metropolitana, momento di riposo e poi in strada. Il caldo ed il deserto continuano. Percorriamo Westport Road a piedi, prima verso Downtown, trovando pochi locali, qualche distributore e molte abitazioni. Poi cambiamo verso. Ripassiamo davanti all’albergo, superiamo qualche capannone ed arriviamo in una piazza, in cui troviamo un ristorante curdo per la cena.Il ristorante chiude alle 9 e già ci vediamo alle 10 in camera. Ma quando usciamo, miracolosamente qualcosa è successo. La gente ha cominciato ad uscire. Si sono aperti i locali. E’ cominciata la serata di Kansas City che negli Stati Uniti è leggenda. Da questa parte della strada è pieno di negozi. I più strani, che però adesso sono chiusi. In ogni locale c’è un gruppo, od un musicista che suona. Ci fermiamo davanti ad un negozio di dischi in cui suona un gruppo rock che da noi manderebbe a nascondere tutti gli animali da reality. Rock blues alla Springsteen che  a Torino non farebbero suonare alla Pellerina da quanto pestano, figuriamoci in un negozio in mezzo alle abitazioni. Ci muoviamo. La gente aumenta. Giriamo qua e là e ci infiliamo in un locale dove uno canta accompagnandosi con la chitarra. Qui apre la serata in una birreria. In Italia  i concerti delle nostre star sono aperti da artisti molto meno dignitosi. Per l’incredibile cifra di 4 dollari e mezzo prendiamo una birra, una coca ed ascoltiamo musica, fra gente in infradito, scarpe da ginnastica, tatuaggi, camicie. Senza la divisa da concerto. Finisce lui ed arriva un gruppo blues. Il ragazzo al bancone mi fa il refill alla coca senza pagare e loro attaccano. Bravi. Ed anche il suono è notevole. La gente comincia a ballare. Il divertimento, la vita scorrono. Usciamo verso mezzanotte perchè dobbiamo lavarci e domani mattina alzarci presto, ma saremo rimasti ancora tanto. Fuori adesso è una bolgia. In tutti i locali si suona e ci sono le code per entrare. Il quartiere è sorvegliato dalla polizia che non fa uscire gli alcolici e fa accedere all’interno solo i maggiori di 18 anni. La festa dà l’idea di essere appena cominciata dalla quantità di persone che arrivano, mentre noi ce ne andiamo. Nessuna tensione, nessun problema. Qualche ubriaco, ma tante persone che vogliono solo divertirsi. Fanculo i locali alla moda. Fanculo i benpensanti. Fanculo gli stereotipi. Fanculo l’understatement sabaudo.

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