Credo

Credo nella chitarra di Jimmy Page, nella batteria di Bonzo Bonham, nelle mani di Eric Clapton e nei giri di basso di Roger Waters.

Credo nei riff di Keith Richards. Credo che se sei arrivato a 79 anni, pieno di soldi e hai ancora voglia di divertirti su un palco, dopo esserti bevuto tutta una vita, senza lasciarne per strada neanche una goccia, tu debba essere fatto santo, perché della vita non si dovrebbe sprecare neanche un momento.

Credo nell’Inter, nelle rovesciate di Bonimba, nelle finte di Spillo, nelle progressioni di Ronnie. Credo nelle trecce di Taribo, nelle entrate di Matrix, nella rabbia di Simoni e nello sguardo triste di Bagnoli.

Credo nei libri di Osvaldo Soriano, nei loro titoli, nelle parole, nei suoi pensieri. Credo nella malinconia degli argentini, nella loro faccia da eterni emigranti, nei loro occhi sempre alla ricerca di un orizzonte.

Credo che per annientare una generazione, negli anni 70 sia stata utilizzata l’eroina, negli anni 80 i soldi, nel 2000 le botte di Genova e adesso i social. Così ci indignamo con i like, ma restiamo sempre in fila per tre, senza rompere i coglioni.

Credo che da quando si è bambini, fino a quando si è vecchi, tutti abbiano diritto alla migliore scuola e alla migliore assistenza medica. Credo che chi fa profitti su queste cose, non è un imprenditore, ma un farabutto.

Credo che nessuno abbia il diritto di criticare la vita di un altro, perché della vita delle altre persone non ne sappiamo un cazzo.

Credo che la mia voglia di mettere le scarpe e correre, infilare la maglietta e correre, mettere le cuffiette e correre, sia in realtà voglia di scappare lontano da me e “da te stesso non scappi nemmeno se sei Eddy Merckx”.

Credo di avere un bel buco dentro, ma Cinzia, qualche soddisfazione con Shahao, un po’ di stronzate con i quattro amici che ho, me lo facciano sentire solo ogni tanto.

Credo che credere, anche in queste cose, non sia facile e richieda tanta energia.

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