Bunna & Mada

Alle sei e un quarto del mattino, anche la periferia e i marciapiedi pieni di monopattini e bici a noleggio lasciati serenamente a cazzo, hanno un loro fascino. Se poi hai ricominciato a correre dopo mesi, proprio quando non ci contavi più, anche l’aria fresca che ti sfiora per staccarti le orecchie, diventa una carezza alla volontà, alla fatica e a quel po’ di buonumore che pensavi di aver perso.

Questa mattina per accompagnare i miei quasi quattro chilometri di queste prime volte, ho chiesto a Spotify di farmi sentire musica a partire da un disco degli Africa Unite che fa parte dei miei anni: “In diretta dal sole”. E’ un disco dal vivo ricco di energia, parole, musica, il ricordo di un concerto ricco e coinvolgente, visto con amici persi di vista ormai da diversi anni.

La musica degli Africa riporta indietro, quando qualche speranza di un tempo migliore era ancora nell’aria. Un tempo in cui domani era “chissà come sarà” e non “è andata così”. Forse perché identifico quei giorni con la mia giovinezza, con il corpo integro e capace di ogni sforzo, i capelli lunghi e mille cose da fare, tutte con entusiasmo, ma ogni nota, mi porta un raggio di sole, un brivido d’estate.

I miei passi sono scanditi da Salmodia, Ruggine, Il partigiano Johnny. Un passo dopo l’altro, un respiro dopo l’altro a muovere il mio corpaccione stanco. Mi colpisce molto la cura con cui le canzoni sono suonate. Quelle dal vivo hanno una sezione fiati oggi improponibile per ritmo, abilità e costi. Mi arrivano le tastiere di Madasky, la chitarra di Max Casacci, la voce di Bunna, Parpaglione, Davide Graziano, le mille percussioni e carabattole con cui Papà Nico porta Pinerolo sulle spiagge della Giamaica. Poi il merdoso algoritmo di Spotify, mi manda un altro brano. Il suono sembra di plastica, i testi sono vuoti, una versione Dummy di lingua italiana. È come se dopo un cestino di Nutella Biscuit, ti proponessero i Golosotti della Lidl. Non sono la stessa cosa.

Termino la sessione di allenamento. Non riesco a capire chi ho appena ascoltato perché il porco algoritmo, mi propone “Nella mia città”, che mi accompagna a casa.

Sono andato piano, molto piano. Ma sono soddisfatto. Non contavo più di riuscire a correre, quindi anche questi pochi faticosi chilometri mi rendono contento. La luce del giorno ormai è tornata a illuminare i marciapiedi grigi, rovinati, già pieni delle erbacce di inizio aprile, nella mia città. Sì, uguale a quella che la voce di Bunna e la chitarra in levare di Max, accompagna il mio respiro.

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