
Lunedì Shahao è tornato a scuola dopo più di sei mesi. L’ultima volta fu a metà febbraio, prima delle vacanze di Carnevale. Poi, più nulla. Per lui, nemmeno didattica a distanza.
Comunque. Ad agosto notiamo che il sito della scuola è stato rifatto. Fino ad allora era impresentabile e inutilizzabile da mobile, con contrasti cromatici degni del periodo allucinogeno di Brian Wilson.
Il sito nuovo riporta alla mente lo Statuto Albertino nei testi, un film di Bergman nella struttura dei contenuti e i siti che si facevano dieci anni fa nella forma.
Intorno il silenzio. Le comunicazioni arrivano sulla chat delle mamme a inizio settembre. Dalla scuola, solo la mail della referente del sostegno per comunicare che avremmo dovuto utilizzare un’altra mail per eventuali comunicazioni, per indicazioni del dirigente scolastico.
La chat comunica le prime decisioni: la scuola comincerà lunedì 14 con il grembiule e la mascherina. Al banco verrà tolta e i bambini useranno quella fornita dalla scuola.
Il dirigente poi chiede ai genitori di non fare nessuna richiesta via mail alla scuola, perché tutto verrà chiarito prima dell’inizio delle lezioni.
Il martedì viene convocata la riunione in cui verranno date tutte le informazioni, compreso l’orario. Su Zoom, il venerdì 11 alle 17. Due giorni prima dell’inizio della scuola. Data insindacabile perché fissata dal dirigente scolastico.
Giovedì contrordine. Assolutamente nessun grembiule. Più di uno aveva approfittato del sabato per comprarlo.
Shahao farà quarta elementare. Da sei mesi i bambini non vanno a scuola e non si vedono.
Con queste premesse lunedì è cominciato l’anno scolastico con la maestra di italiano più quella di religione. Niente sostegno per Shahao e l’altro bimbo, niente supplente di matematica.
Dovremo misurare ogni giorno la temperatura a Shahao e riportarla in un apposito modulo che verrà ritirato dalle maestre.
Shahao non dovrà avere il grembiule, ma abiti ogni giorno completamente diversi.
Una volta entrati (tassativamente dalle 8.20, alle 8.25), le maestre ritireranno i moduli e misureranno la temperatura agli alunni senza modulo. I bambini dovranno stare sempre seduti al posto. Non potranno andare in bagno se non in momenti organizzati a livello di istituto, non potranno chiedere in prestito nulla agli altri bambini, non potranno alzarsi nemmeno durante l’intervallo, durante il quale dovranno parlare a voce bassa per diminuire il droplet.
Uno dei compagni di Shahao è di salute fragile, quindi tutti i bambini in classe dovranno indossare la mascherina anche durante le lezioni.
Non potranno toccarsi naso, occhi e bocca.
Su tutto questo, vigileranno le maestre che, fra moduli da raccogliere, vigilanza, richiami, note chiaramente toglieranno spazio alla didattica.
Si andrà a rilento, facendo il possibile. Il programma non svolto in classe per le prevedibili molte assenze, dovrà essere affrontato dalle famiglie.
I bambini dovranno portarsi l’acqua da casa. Ogni giorno una bottiglia da mezzo litro sigillata. Ci sono circa 750 bambini nella scuola. Ogni giorno bisognerà smaltire almeno 750 mascherine e 750 bottiglie di plastica, senza considerare quanto utilizzato dal personale della scuola.
Ogni giorno i bambini dovranno portare nello zaino sapone, gel, mascherina di ricambio, carta igienica, asciugamani usa e getta, ma non spazzolino perché è vietato lavarsi i denti.
Dovranno portare il materiale didattico necessario per la giornata, perché non potranno lasciare niente a scuola, comprese le scarpe da ginnastica per educazione fisica. Quel giorno dovranno venire già con la tuta da ginnastica, perché sarà impossibile cambiarsi.
Le lezioni si terranno con le finestre aperte. A Torino da metà ottobre si accendono i riscaldamenti, non si aprono le finestre.
I giubbotti non verranno appesi, ma infilati nello zaino di ognuno, già pieni del materiale necessario alla didattica.
Trovandoci a Torino e non a Trapani, purtroppo in inverno i bambini utilizzano spesse giacche a vento, cappelli, sciarpe e guanti, che dovranno essere infilati nello zaino, insieme al materiale didattico che verrà prelevato secondo le necessità.
Non è emerso dove riporre l’ombrello in caso di pioggia, ma ho paura al solo pensiero.
Educazione motoria verrà svolta in maniera statica (motoria? statica?). I bambini dovranno rimanere fermi nella posizione loro assegnata per tutta la lezione. Le uscite nel cortile prevederanno almeno due metri di distanza fra ogni bambino.
Il ministero ha elaborato alla fine queste regole. Dai 6 ai 18 anni. Ha fatto il suo dovere, fornendo le indicazioni per la riapertura delle scuole. I dirigenti scolastici avranno lo scudo giudiziario. Gli insegnanti, ad ogni goccia di muco dal naso, metteranno i bambini nella stanza degli infetti, richiamando i genitori e comunicando all’ASL il fatto. Per tornare servirà il certificato del pediatra. Ma il pediatra, che nemmeno visita più a domicilio, si prenderà la responsabilità di certificare la guarigione del bambino?
Le famiglie si troveranno fra la scuola che scarica le responsabilità e pediatri che non la vogliono prendere e, come al solito, con tutto il peso della situazione addosso.
In classe le maestre saranno più occupate a richiamare i bambini e guardare il loro naso, piuttosto che fare lezione.
I genitori, piuttosto che entrare nelle spire dell’ASL, dei certificati del pediatra, di tamponi che tutti vogliono, ma nessuno prescrive, terranno i bambini a casa.
I bambini perderanno un altro anno nella loro formazione scolastica e umana.
Sono certo di sbagliarmi. Il lavoro di tanti mesi finalizzato a riaprire le scuole e dare un minimo di normalità ai nostri bambini ha prodotto queste norme, risultato dell’enorme sforzo di tante teste interessate e competenti e di grandissimo valore. Teste. Grandissime. Grandissime teste di cazzo. Ma siete mai entrati in una scuola elementare? Avete provato a tenere un bambino di dieci anni fermo in una sedia per otto ore? Avete passato gli ultimi trent’anni a smontare la scuola. Togliere fondi, togliere edifici, diminuire il personale, accorpare classi.
Avete fatto un riforma all’anno. I voti. Le lettere. Poi i voti di nuovo. Nel frattempo avete buttato una valanga di merda sul ruolo degli insegnanti. Siete riusciti solo a cagare una cultura per cui tette, tatuaggi e sopracciglia spinzettate hanno più valore di un libro qualsiasi.
Avete ridotto in macerie la scuola, incapace di gestire già la normalità e nel panico più nero in queste situazioni, facendola diventare un edificio stanco buio e vuoto, pieno di burocrati da cui stare lontani.
Pazienza noi che siamo vecchi, grigi, tante responsabilità abbiamo su questa situazione, tanti sogni abbiamo infilato nel cesso per tirare poi subito l’acqua, ma i bambini cazzo. I bambini che pagheranno tutta la vostra fottuta insipienza.
Spero che vi sputino in un occhio per l’anno scorso e nell’ altro per quest’anno, per cui non avete scuse. Ma non vi preoccupate, non saranno infetti. Vorrei poter dire la stessa cosa di voi.